Nascita di una nuova rivelazione

NASCITA DI UNA NUOVA RIVELAZIONE
TEHERAN –PERSIA – 1853

Una Rivelazione salutata come la promessa e la gloria coronatrice di età e secoli passati, come la consumazione di tutte le Dispensazioni entro il Ciclo Adamico, che inaugura un’èra della durata di almeno mille anni, ed un ciclo destinato a durare non meno di cinquecento secoli, che segnala la fine dell’Era Profetica e l’inizio dell’Era dell’Adempimento, insorpassata nella durata del ministero del Suo Autore e nella fecondità e splendore della Sua missione – tale Rivelazione, come già notato, era nata in mezzo all’oscurità di una prigione sotterranea a Tihran – un buco abominevole che un tempo era servito come serbatoio d’acqua per uno dei bagni pubblici della città.

Avvolto nel suo buio stigio, respirando la sua aria fetida, intorpidito dalla sua umida e gelida atmosfera, con i piedi nei ceppi, il collo gravato da una pesante catena, circondato da criminali e miscredenti della peggior risma, oppresso dalla consapevolezza del terribile sfregio che aveva macchiato il bel nome della Sua beneamata Fede, penosamente conscio della dolorosa angustia che aveva sopraffatto i suoi campioni, e dei gravi pericoli che doveva affrontare il rimanente dei suoi seguaci – in sì critica ora e in tali spaventose circostanze il «Più Grande Spirito», così designato da Lui stesso e simbolizzato nelle Dispensazioni Zoroastriana, Mosaica, Cristiana e Maomettana, dal Sacro Fuoco, dal Roveto Ardente, dalla Colomba e dall’Angelo Gabriele rispettivamente, discese e si rivelò impersonato in una «Ancella» all’anima agonizzante di Baha’u’llah.

“…fummo arrestati, incatenati e condotti a piedi nudi e a capo scoperto da Níyávarán, dove allora risiedeva Sua Maestà, alla prigione di Tihrán; un essere brutale che Ci accompagnava a cavallo Ci strappò il cappello dalla testa, mentre aguzzini e carnefici Ci spingevano innanzi con furia. Per quattro mesi fummo posti in un luogo di cui non s’è mai visto l’uguale. Un pozzo stretto e oscuro sarebbe stato molto meglio del luogo dove questo Perseguitato e i Suoi compagni furono ingiustamente confinati. Quando entrammo nell’edificio delle prigioni, fummo condotti attraverso un corridoio buio come pece e discendemmo tre fughe di ripide scale, giungendo alla prigione sotterranea che Ci era stata destinata. Il luogo era tenebroso e gli occupanti erano circa centocinquanta: ladri, assassini e briganti. Sebbene fosse gremito, non aveva altra apertura all’infuori del passaggio attraverso il quale eravamo entrati. La
penna è impotente a descrivere un simile luogo ed il suo putrido lezzo. La maggior parte di questi uomini non aveva abiti né giacigli per sdraiarsi. Dio solo sa quel che soffrimmo in quel tetro e ripugnante luogo!”

Ogni giorno le guardie scendevano le tre ripide rampe di scale del pozzo, prendevano uno o più prigionieri e li trascinavano al supplizio. Nelle strade di Teheran, gli osservatori occidentali erano inorriditi dallo spettacolo di vittime bábí sparate dalla bocca di un cannone, trafitte a morte da asce e spade e condotte a morire con candele accese conficcate in ferite aperte nelle carni.
Fu in queste circostanze e di fronte alla prospettiva di una morte imminente che Bahá’u’lláh ricevette l’intimazione della Sua missione:

Una notte, in sogno, s’udirono da ogni parte queste grandiose parole:

“In verità Noi Ti daremo la vittoria con l’ausilio Tuo e della Tua Penna. Non addolorarTi di ciò che T’è accaduto e non temere, perché sei salvo. Fra non molto Dio susciterà i tesori della terra: uomini che Ti aiuteranno mediante Te stesso ed il Tuo Nome col quale il Signore ha vivificato il cuore di coloro che Lo hanno riconosciuto.”
“Durante i giorni in cui io giacevo nella prigione di Tihran sebbene il tormentoso peso delle catene e l’aria impregnata di fetore Mi permettessero solo poco riposo, pure in quei rari momenti di lieve sonno io sentivo come se qualcosa fluisse dal sommo del Mio capo sul Mio petto proprio come un torrente potente che si precipitasse sulla terra dal sommo di una eccelsa montagna. Ogni membro del mio corpo era, in seguito a ciò, tutto un fuoco. In tali momenti la Mia lingua declamava cose che nessun uomo potrebbe sopportare di udire”.

Nella Sua Epistola a Nasiri’d-Din Shah, il Suo regale avversario, rivelata al momento culminante della proclamazione del Suo Messaggio, ricorrono questi
passi che gettano ulteriore luce sulla Divina origine della Sua missione.

“O Re! lo non ero che un uomo come gli altri, addormentato nel mio giaciglio, quando ecco le brezze del Gloriosissimo furono alitate su Me, e Mi diedero la conoscenza di tutto ciò che è stato. Questa cosa non viene da Me, ma da Colui che è l’Onnipotente e l’Onnisciente. Ed Egli Mi impose di levare la voce fra terra e cielo e per questo Mi è accaduto ciò che ha fatto scorrere le lacrime di ogni uomo di comprensione… Questa non è che una foglia che i venti della volontà del Tuo Signore, l’Onnipotente, il Lodatissimo, hanno mosso. I Suoi obbliganti appelli Mi hanno raggiunto e han fatto sì che Io levassi la Sua lode in mezzo a tutti i popoli. Io ero infatti come un morto. quando il Suo comando fu pronunziato. Il Misericordioso Mi ha trasformato”.

Egli asserisce in un’altra Tavola,

“Per la Mia vita! Non per Mio stesso volere ho rivelato Me stesso ma Dio di Sua elezione Mi ha manifestato”.

Nella Sua Suratu’l-Haykal (la Sura del Tempio) Egli descrive così quei momenti in cui l’Ancella, simbolizzante « il Più Grande Spirito », proclamò la Sua missione all’intera creazione:

“Mentre ero immerso nelle tribolazioni udii una mirabile e dolcissima voce che mi chiamava al di sopra della Mia testa. Volgendo il viso vidi una Damigella – l’incarnazione della rimembranza del nome del Mio Signore – sospesa in aria dinanzi a Me. Così giubilante era essa nella sua stessa anima che il suo sembiante splendeva con l’ornamento del beneplacito di Dio e le sue guance ardevano con lo splendore del Misericordiosissimo. Fra terra e cielo essa levava un richiamo che attraeva i cuori degli uomini. Essa elargiva al mio essere interiore ed esteriore nuove che rallegravano la mia anima e le anime dei servi onorati di Dio. Indicando col dito il Mio capo essa si rivolse a tutti coloro che sono in cielo e tutti coloro che sono in terra dicendo: ‘In nome di Dio! Questo è il Grande Beneamato dei mondi eppure voi non lo comprendete.
Questa è la Bellezza di Dio fra voi e il potere della Sua sovranità entro di voi se soltanto poteste capire. Questo è il Mistero di Dio ed il Suo Tesoro la Causa di Dio e la Sua gloria per tutti coloro che sono nei regni della Rivelazione e della Creazione se foste di coloro che hanno percezione’.”.

E di nuovo:

“Ogni qual volta io preferivo starmene in pace e tranquillo ecco, la Voce dello Spirito Santo alla Mia destra Mi sollevava e il più Grande Spirito appariva dinanzi al Mio viso e Gabriele mi ricopriva con la sua ombra e lo Spirito di Gloria si agitava entro il Mio petto ingiungendoMi di levarMi e rompere il Mio silenzio.”.

Tali furono le circostanze in cui il Sole della Verità si levò nella città di Tihran – una città che, in ragione di un privilegio tanto raro conferito ad essa, era stata glorificata dal Bab come « la Terra Santa », e soprannominata da Baha’u’llah « la Madre del Mondo », « l’Alba della Luce », il « Luogo dell’Alba dei segni del Signore », la « Sorgente di gioia per tutta l’umanità ». I primi albori di quella Luce di impareggiabile splendore erano, come già descritto, apparsi nella città di Shiraz. L’orlo di quell’Astro era ora sorto al di sopra dell’orizzonte del Siyah4 Chal di Tihran. I suoi raggi dovevano irrompere dieci anni più tardi in Baghdad, fendendo le nubi che immediatamente dopo il suo levarsi in quel cupo ambiente, avevano oscurato il suo splendore. Era destinato a salire al suo zenit nella lontanissima città di Adrianopoli, ed infine a tramontare nelle immediate vicinanze della città-fortezza di ‘Akka.
Il processo per cui il fulgore di una Rivelazione così accecante fu reso chiaro agli occhi degli uomini, fu necessariamente lento e graduale.
La prima intimazione che il suo Portatore ricevette, non fu accompagnata nè fu seguita immediatamente dalla rivelazione del suo carattere sia ai Suoi stessi compagni sia ai Suoi parenti. Un periodo di non meno di dieci anni doveva trascorrere prima che le sue implicazioni lontane potessero essere direttamente divulgate perfino a coloro che erano stati intimamente uniti a Lui – un periodo di grande fermento spirituale, durante il quale il Portatore di un sì potente Messaggio anticipava senza posa l’ora in cui Egli avrebbe potuto alleggerire la Sua anima pesantemente ricolma, così ripiena delle potenti energie sprigionate dalla nascente Rivelazione di Dio.
Tutto ciò che Egli fece, nel corso di questo intervallo preordinato, fu di far cenno, in linguaggio velato ed allegorico, in epistole, commentari, preghiere e trattati che era mosso a rivelare, che la promessa del Bab era già stata adempiuta, e che Egli stesso era Colui che era stato scelto ad adempierla.

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